
Nel nuovo focus di Fondazione Studi una mappa dei profili più difficili da trovare
Cresce ilmismatch tra domanda e offerta di lavoro. Nonostante il numero complessivo di chi dispone di un’istruzione universitaria sia in crescita negli ultimi anni, i profili STEM sono sempre più introvabili. Fenomeno che va di pari passo con tempi lunghi di inserimento lavorativo per altri percorsi, come quelli umanistici e delle scienze sociali, dove il numero di laureati supera di gran lunga la domanda. Non solo, ci sono regioni italiane dove le difficoltà di reperimento di candidati in possesso di un titolo di istruzione terziaria sono molto elevate. È il risultato del mismatch tra domanda e offerta di lavoro, analizzato nell’ultimo focus di Fondazione Studi Consulenti del Lavoro: “Il valore della formazione universitaria e le nuove sfide del lavoro”.
Alla base delle difficoltà delle aziende a reperire i profili, e di alcuni giovani a inserirsi nel mondo del lavoro, ci sono fattori diversi e certamente l’indirizzo di studi scelto è tra questi.
Anche la dimensione territoriale ha, però, un peso importante: sistemi produttivi diversi, presenza e specializzazione degli atenei, mobilità dei laureati e capacità di offrire opportunità professionali attrattive portano alcuni territori a esperire particolari difficoltà nel colmare la richiesta di laureati da parte delle imprese. Nonostante ciò la laurea resta un elemento premiante nel mercato del lavoro italiano. Il tasso di occupazione (20-64 anni) di chi possiede una laurea è dell’82,8%, contro il 68,6% del diploma e il 55,7% di quanti possiedono al massimo una licenza media.
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